Antonio Boggeri: tra fotografia e sperimentazione grafica

Boggeri, considerato uno dei padri del graphic design italiano, fu tra i primi ad applicare la fotografia nella grafica pubblicitaria. Nato a Pavia nel 1900 si trasferisce fin da subito a Milano, dove si diploma in violino. La città ambrosiana, nei primi anni del Novecento, è culla e crocevia delle grandi avanguardie storiche che influenzeranno in modo determinante il lavoro di Boggeri. Nel 1924, grazie a Giuseppe Crespi,  ottiene la direzione della fonderia Alfieri & Lacroix e, nel 1929, scrive l’introduzione dell’annuario di fotografia artistica italiana dal titolo “Luci e ombre”, dimostrazione del suo grande dinamismo intellettuale. Boggeri, durante tutta la sua carriera, si concentrerà infatti su un fondamentale lavoro di ricerca basato sulla fotografia. Tagli, scontorni, doppie esposizioni, fotogrammi a contatto, solarizzazioni, dimostrano come il lavoro d’avanguardia di Man Ray e László Moholy-Nagy è da considerarsi funzionale anche agli scopi di una disciplina applicata come la grafica pubblicitaria.

Ad influenzare il lavoro di Boggeri sono anche le tecniche di fotomontaggio russo, la modernità tipografica di Jan Tschichold e i principi modernisti del Bauhaus.

Nel 1933 fonda a Milano il proprio studio, il primo e più importante studio di grafica e fotografia italiano. Lo Studio Boggeri riesce a collegare i punti tra il design grafico italiano e quello svizzero come nessuno prima, consolidando il Modernismo come il principio dominante del graphic design. Lo studio si occupa inoltre, per la prima volta in Italia, dell’intero processo d’ideazione e realizzazione di un progetto grafico. Dando luogo alla nascita di una nuova figura professionale in grado di mediare tra le richieste del committente e l’output del tipografo: un lavoro che, coniugando forma e funzione, è in grado di comunicare un messaggio chiaro e semplice. A collaborare con lo studio Boggeri durante gli anni di attività sono grandi progettisti come Walter Ballmer, Fortunato Depero,  Franco Grignani, Max Huber, Giancarlo Iliprandi, Enzo Mari, Armando Milani, Bruno Monguzzi, Bruno Munari, Bob Noorda, Xanty Schawinsky, Saul Steinberg, Albe Steiner e Carlo Vivarelli. Tra clienti figurano importanti aziende a livello internazionale come Olivetti, Dalmine, Pirelli, Motta, Roche, La Rinascente, Glaxo ed Einaudi.

L’idea di utilizzare la fotografia (mezzo d’avanguardia artistica nei primi anni del Novecento) nelle strategie di marketing è da considerarsi geniale. Secondo Boggeri infatti la fotografia liberata dalla rigidità tecnica sarebbe stata capace di trasmettere sensazioni nuove di cui la pubblicità ne avrebbe sicuramente giovato.

Con Boggeri la fotografia acquista dunque una valenza nuova nell’ambito della grafica pubblicitaria. Grazie alla fotografia infatti, è possibile sperimentare di continuo, in quanto permette la configurazione di nuove e  infinite soluzioni grafiche. L’utilizzo sperimentale della fotografia nella comunicazione visiva ha inoltre permesso un maggiore indice di immedesimazione da parte del consumatore medio nella scena rappresentata nel manifesto pubblicitario. Boggeri predilige nel suo lavoro composizioni tipografiche asimmetriche, ma equilibrate, in grado di dare spazio a immagini complesse e multiformi. Uno dei progetti più emblematici è senz’altro il famoso logotipo di Deberny e Peignot del 1933, un elegante “B” rossa fra due punti neri. Ma l’immagine più rappresentativa e universalmente nota dello Studio è L’uovo di Colombo, sempre del 1933: una fotografia di Boggeri che si rifà al famoso aneddoto per cui non esistono problemi impossibili ma una soluzione semplice a tutto, mai banale, anzi geniale nella sua immediatezza comunicativa.






 

 


Source: robadagrafici